DOMINIQUE COLLIN, LA FEDE È ANCORA POSSIBILE? – QIQAJON, BOSE 2024

 

Il testo di Dominique Collin pubblicato nella collana Sentieri di senso delle edizioni Qiqajon è apparso con il titolo originale La foi est-elle encore possible? nella rivista Études 4 del 2020. Collin (1975), teologo domenicano, insegna alla Facoltà di teologia del Centre Sèvres d Parigi, ed è autore di numerosi volumi, alcuni dei quali tradotti anche in italiano (Il Cristianesimo non esiste ancora, Credere nel mondo a venire, Il Vangelo inaudito).

In queste venticinque pagine riflette sull’insignificanza del discorso cristiano nella realtà contemporanea, chiedendosi cosa sia credere, oggi, quando l’indifferenza verso ogni fede rivelata viene esibita platealmente sui media internazionali e nei social da artisti, scienziati, filosofi e persone comuni. Sembra infatti che attualmente il credere in qualcosa abbia perso significanza, anche riferito alla vita individuale di ciascuno. Secondo Gilles Deleuze “noi non crediamo più in questo mondo. Non crediamo neppure agli avvenimenti che ci accadono, l’amore, la morte, come se ci riguardassero solo a metà”. In questo stato generalizzato di scetticismo e indifferenza, quale ascolto può pretendere il richiamo alla fede religiosa?

Già il Vangelo di Luca (Lc 18,8) si poneva questa tormentosa domanda: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” E che fede potrebbe trovare, se non quella caratterizzata da una funzione puramente decorativa, poiché non ha più una realtà dove operare? Il mondo su cui vorrebbe agire la disconosce, e la rifiuta proprio nel momento in cui essa reclama di essere accolta. Il mondo attuale, nella propria vanità e arroganza, pensa sé stesso come sufficiente, confidando di produrre effetti attesi e predicibili. Non l’inatteso, il possibile, il “senza senso”: ma solo il fatto compiuto, che non inquieta, non disturba, ed è appunto favorevolmente prevedibile.

La fede invece crede nell’evento che accade al di là della prevedibilità e del calcolo, e spera nell’inatteso che si presenta senza ragione “sufficiente”. Secondo Kierkegaard, la fede consiste nel “tener ferma la possibilità”: è la speranza che offre significanza alla fede, aprendo a un futuro di novità, alla libertà assoluta del possibile. I vangeli lo ripetono, ribadendo la fiducia all’affidabilità di una promessa: “Tutto è possibile per chi crede” (Mc 9,23), “Tutto è possibile a Dio” (Mc 10, 27), “Nessun evento sarà impossibile a Dio” (Lc I, 37).

Qui la fede diventa “un’ipotesi viva”: trasgredisce ogni limite alienante, trasportando la potenza del “fuori del senso” in questo mondo. Ed è la speranza che crea il possibile, l’imprevedibile. Credere è sperare, chi non spera si priva della possibilità di credere. Collin afferma che “la fede consiste nello sperare affinché il possibile avvenga e perché è già avvenuto, fatto che rende il possibile ancora più sperabile”. Bisogna dare fiducia non alla possibilità del miracolo, ma al miracolo della possibilità. Infatti, se il possibile è accaduto, ciò significa che può ancora accadere. La fede sposta le montagne (Mt 17, 20), indica il passaggio dal regime della necessità (ciò che è) a quello del possibile (ciò che può essere).

Se l’eccesso di razionalità e criticismo ha minato le credenze cristiane, la fede può sfidare la tracotanza della sufficienza del mondo, suggerendo la speranza come antidoto alla rassegnazione, la possibilità di credere all’impossibile e all’impensabile per uscire dal soffocamento imposto dall’insignificanza. Il “credo quia absurdum” di Tertulliano torna quindi a declamare con forza la sua provocazione. Si può vivere diversamente, anche nella realtà attuale vuota di significati, affidandosi alla speranza irragionevole, eccedente, paradossale “fuori dal senso”: movimento verso l’infinito che apre a un nuovo modo di esistere.

 

© Riproduzione riservata         «Mosaico di pace», aprile 2025